Arte _ Little Talk With _ Alina Vergnano

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Il mio primo incontro con i lavori di Alina Vergnano è stato durante un breve viaggio a Torino, nel quale ho soggiornato al Tomato Backpackers Hotel (posto senza pretese, ma molto carino e gestito da dei ragazzi super simpatici). Sopra la testiera del letto campeggiava un suo murales e lì è scattata la scintilla. Tornata a casa ho curiosato sul suo sito, appassionandomi a ciò che faceva, al suo spirito e i diversi progetti con i quali si è confrontata nel tempo, tutti accomunati dai volti delle sue donne.
É nata così la voglia di fare una chiacchierata con Alina per conoscerla meglio e scoprire di più sul suo modo di lavorare.

Iniziamo conoscendoti un po' meglio: raccontaci qualcosa di te che non possiamo leggere nel tuo curriculum.
Sono una persona abbastanza riservata, un capricorno un po' testardo e fin troppo riflessivo (al punto da avere da sempre una piccola ruga in mezzo agli occhi!) ma a volte mi piace prendere decisioni avventate seguendo l'istinto o quelli che reputo piccoli segni del destino (o qualunque cosa sia). Proprio per uno di questi colpi di testa da quasi tre anni vivo in Scandinavia, ora a Goteborg in Svezia, dove ho il mio studio e una piccola galleria, Nevven, nella stanza accanto, che gestisco con il mio collega di vita e lavoro Mattia. 
Inoltre mi piace nuotare nei laghi e nel mare del Nord, anche se il più delle volte mi fa venire il raffreddore, passeggiare senza meta, accendere candele, leggere e cercare musica che ancora non conosco.

Passiamo alla Alina artista. Guardando indietro ai tuoi primi disegni, sembra che tu sia alla ricerca di una continua semplificazione. Cosa ha influenzato questa evoluzione? Quanto il tuo trasferimento e l’estetica nordica hanno influito?
Il mio lavoro è molto influenzato dalla mia passione per la poesia e per le parole in generale, quando disegno la sensazione che provo è di avere qualcosa sulla punta della lingua, che ha bisogno di trovare una definizione. La mia idea è che un'immagine forte non abbia bisogno di molti elementi per essere descritta così come un concetto spesso risulta più forte se espresso con poche ma esatte parole.
Ciò che rappresento normalmente non sono "cose" ma sensazioni, istanti, idee perlopiù incorporee che diventano parte di un universo poetico fatto di spazi bianchi e forme nere. 
L'estetica nordica, nel suo essere così minimale e allo stesso tempo poetica, credo sia più una delle cose che mi ha attirato quassù all'inizio che un'influenza a posteriori, ed è sicuramente qualcosa che contribuisce a farmi sentire ogni giorno in un luogo affine al mio spirito. 




I tuoi lavori essendo appunto così essenziali, sembrano veloci, ma al tempo stesso tu racconti come siano molto introspettivi e psicologici. Come nascono le tue donne? Quali sono le fasi, i tempi della tua produzione?
Mi piace che i miei lavori riescano a trasmettere l'immediatezza di esecuzione, l'istintività del tratto, ma come dici bene, per quanto ognuno di essi sia effettivamente veloce nella realizzazione, si porta dietro un lungo lavoro di riflessione, introspezione e osservazione del mondo fuori che dura da sempre. 
Proprio perchè il mio lavoro è profondamente legato a me, alla mia esperienza e personalità, ciò che disegno prende principalmente le forme della femminilità, ma l'interiorità di cui parlo per per me non ha genere, ed è qualcosa che indistintamente condividiamo tutti, uomini e donne. 
Per me è essenziale riuscire a trasmettere attraverso il tratto, la composizione, le sensazioni legate ad un'immagine, per questo le tecniche prediligo non permettono correzioni o cancellature/ripensamenti, per ogni disegno "buono" ce n'è almeno una quindicina che vengono scartati nella ricerca di una rappresentazione essenziale ma non povera, semplice ma non banale di ciò che in quel momento voglio esprimere.

Murales, illustrazioni, ceramiche, animazioni, stampe su tessuti.. Supporti e dimensioni completamente diverse. Cosa ti diverte di più? C’è qualcosa che ti piacerebbe sperimentare, ma non ne hai ancora avuto l’occasione?
Per me è fondamentale sperimentare con diversi materiali, passare dalla bidimensionalità della carta alla fisicità della scultura, da un piccolo disegno a una grande parete, dalla staticità al movimento, è un modo per trovare sempre nuova ispirazione. Mettendosi alla prova con diversi medium, le problematiche, le scoperte fatte con i diversi materiali, finiscono per influenzare anche gli altri ambiti, ed il risultato è sempre una crescita.
La ceramica in questo momento mi appassiona particolarmente perché, per i suoi tempi intrinsechi, mi costringe all'attesa e alla sorpresa e per la sua affascinante imprevedibilità, che può portare ogni volta risultati inaspettatamente fantastici o assolutamente disastrosi.
Nel futuro mi piacerebbe sperimentare di più nel campo dell'installazione, sia dal punto di vista sonoro che visivo e mi piacerebbe trovare il modo per creare grandi sculture.




C’è un progetto o un lavoro a cui sei più affezionata?
Sicuramente i muri che ho dipinto sono i progetti a cui rimango più legata. Dipingere un muro normalmente significa immergersi in un nuovo contesto, conoscere persone e, in caso sia in posti lontani, culture diverse, lasciando un segno forte e spesso destinato a durare molti anni ed a diventare parte integrante del luogo in cui si trova.  Inoltre ogni muro è un lavoro che per la fatica fisica e mentale che richiede lascia un segno e una soddisfazione indescrivibile una volta terminato!




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