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martedì 27 settembre 2016

Côme


Côme è espressione di due opposti complementari: la sensibilità creativa e lo spirito pragmatico di Clémence e Matthieu Dru, fratelli francesi che terminati gli studi al Polimoda di Firenze lanciano la loro collezione. Questo dualismo si ritrova nei capi che sono spesso reversibili, bicolori, con sovrapposizioni di tessuti e motivi, simmetrici nelle forme. L'armonia è data dal colore, filo conduttore che traduce atmosfere e ispirazioni. 

Nella collezione ai2016 dominata da blu e rossi intensi ritroviamo i due capi cult del marchio: la giacca Théo, in satin blue da far personalizzare con un ricamo sulla schiena e l'abito Maè, taglio a kimono indossabile aperto o chiuso. 

I tessuti sono ricercati e di alta qualità, la produzione per buona parte avviene a Parigi, mentre i ricami sono realizzati dalle madri ospiti della La Maison Rose, una casa di pietra rosa a Dakar, rifugio per madri e bambini che grazie a CSAO (Compagnie du Sénégal et de l’Afrique de l’Ouest) imparano tecniche artigianali che gli permettano di apprendere un mestiere con cui che poter sostenere le loro famiglie, una volta lasciata l'associazione. 

martedì 20 settembre 2016

Realismo comunista e minimalismo contemporaneo _ ÁERON


Nato, disegnato e prodotto a Budapest non è qualcosa che si sente spesso di un marchio di abbigliamento, ma ÁERON, fondato nel 2012 da Eszter Áron, è esattamente questo.
Ogni parte della produzione avviene a pochi chilometri di distanza dalla capitale ungherese, rispettando standard etici e di qualità. 

Pur avendo un'estetica minimalista certamente universale, ÁERON trae molto del suo spirito dalla città in cui viene prodotto: "The energy, creativity, and simple coolness [of Budapest] is quite addictive," racconta la designer "The city is truly a mix of bohemian and underground places while still having so much elegance, beauty and history. It’s a vividly calm place, especially compared to other big cities – in Budapest there is a sense of tranquility and bustle at the same time."

La collezione aw2016/17 incarna queste caratteristiche attraverso l'uso di una palette cromatica che abbraccia le tonalità tenui e rustiche del grigio, l'antracite, rosso rubino, ambra e bianco sporco. Le forme sono rilassate, le maniche troppo lunghe e gli orli non rifiniti ma i capi in pelle e la presenza cospicua di cuciture e zip donano rigidità e forza. Le immagini, scattate in un complesso residenziale comunista, riassumono l'idea espressa da Lászlóffy, CEO del marchio, di "un realismo comunista legato al minimalismo contemporaneo".

giovedì 15 settembre 2016

Fondazione Beyeler _ il progetto di ampliamento sarà del Atelier Peter Zumthor & Partner


Il cielo sopra Basilea, la città e suoi dintorni, sono i paesaggi della mia giovinezza. Riscalda il cuore avere la possibilità di progettare un edificio importante qui.

Gioca in casa la Fondazione Beyeler che sceglie per l'ampliamento del museo di Riehen l'Atelier Peter Zumthor & Partner. L'architetto, nato a pochi chilometri dalla sede della fondazione porta con sé, oltre alla conoscenza ed un legame affettivo con il luogo, una grande esperienza nella progettazione di edifici museali. Suoi sono infatti il Kunsthaus a Bregenz, il Kolumba Kunstmuseum di Colonia, e il recente progetto per il LACMA (Los Angeles County Museum of Art). 
Con il suo magistrale utilizzo dei materiali e la delicata interazione che instaura con il sito di progetto e la sua storia, i suoi edifici risultano allo stesso tempo discreti e rimarchevoli. "L'interazione tra gli esseri umani, la natura, l'arte e l'architettura è una delle chiavi di volta del successo della Fondation Beyeler, ed era anche essenziale nel museo progettato da Renzo Piano. Peter Zumthor possiede la sensibilità e l'esperienza che sono necessari per creare una costruzione di qualità eccezionale in questa posizione molto speciale" così Sam Keller, direttore della Fondazione, ha commentato la scelta del architetto vincitore del premio Pritzker, tra altri dieci che avevano partecipato negli scorsi mesi ad una fase preliminare di progettazione per l'ampliamento.

martedì 13 settembre 2016

ALVABETA _ Kinsa Thing

Preziosi fili d'oro, piegati ed torti girano attraverso e intorno all'orecchio. Perfetti nella loro semplicità, sono prodotti a mano da Elvira Grob di Kinsa Thing. Realizzati interamente con Ecogold, ovvero oro riciclato proveniente da fonti tracciabili, non contribuendo così allo sfruttamento umano e ambientale delle pratiche minerarie attuali.

lunedì 5 settembre 2016

Il calzino bianco


Breve selezione visiva per rieducare quelli che ancora inorridiscono alla vista del calzino bianco che sbuca da sotto un jeans o da una sneakers.

Accessorio iconico tra gli anni Cinquanta e Sessanta, la calza bianca era un classico del guardaroba maschile che vestiva, tra le varie, le caviglie di Marcello Mastroianni e Paul Newman; è andata poi scomparendo nei decenni successivi limitandosi a qualche comparsa ai piedi di porno attori, professori di archeologia ad Oxford, nerd di tutto il mondo e di Piero Angela (fonte). 
Da qualche stagione stanno però riacquistando la loro dignità sulle pagine patinate e nelle foto di street style. Non stupisce quindi vederli indossati da Leandra Medine, lei che lo stile MenRepeller l'ha inventato, ma non è neanche un caso che Jenny Walton, fashion editor di The Sartorialist e musa di Scott Schuman, sia spesso ritratta in Converse e calzino bianco, così come anche Alexa Chung.

Gill Button x Dries Van Noten


Per il lookbook aw16-17 Dries Van Noten chiama l'illustratrice inglese Gill Button a reinterpretare con il suo tratto ad acquerello alcuni dei capi, tessuti e dettagli collezione donna.

La collaborazione è nata dopo che lo stilista belga aveva scoperto l'artista su Instagram, e affascinato dai suoi disegni l'aveva coinvolta per gli inviti alla sfilata.
Gill Button prende come riferimento principale la Marchesa Luisa Casati, a cui la collezione è dedicata, donna che a inizio Novecento con le sue trasgressioni (dai pitoni vivi al collo come fossero collane al nude look), le eccentriche performance e una vita sopra le righe, affascinò Gabriele d’Annunzio e divenne la musa di alcuni dei grandi artisti del tempo.
I suoi occhi esageratamente truccati sono riconoscibili fin dalla copertina e ci accompagnano per tutto il libro attraverso i lavori dell'artista.

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