Treasures from the Wreck of the Unbelievable. Damien Hirst @ Palazzo Grassi

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Sono moltissimi i motivi per visitare la faraonica, opulenta e chiacchierata mostra di Damien Hirst a Venezia. Con Treasures from the Wreck of the Unbelievable Hirst torna dopo nove anni di silenzio e lo fa presentando un corpus di quasi duecento opere in una mostra personale smisurata, che per la prima volta collega in unica esposizione le due sedi di Palazzo Grassi e Punta della Dogana. 

Qui il progetto trova un contesto impareggiabile: il rapporto con l’acqua, dalla quale le sculture emergono ricche di una nuova bellezza fatta incrostazioni, molluschi, alghe, conchiglie e coralli in un tripudio di pietre preziose e oro; le vicende letterarie veneziane, tra tutte Il mercante di Venezia la cui trama e suspense ruotano proprio attorno a un naufragio e alle voci contraddittorie su tale accadimento; inoltre la pregnanza storica delle due sedi museali che furono una deposito di mercanzie giunte via mare e l'altra palazzo di ricchi mercanti; così come il recente passato di Palazzo Grassi, che negli ultimi decenni ospitò una serie di grandi esposizioni archeologiche divenute "leggendarie”.

La visita si rivela fin dalle prime sale spiazzante ed ipnotica, merito anche dell'impatto emozionale delle opere. La meraviglia dell’immensamente grande e dell'incredibilmente piccolo si alternano sala dopo sala, togliendoti il fiato non appena varcate le porte di Palazzo Grassi davanti al bronzo acefalo di quasi venti metri che accoglie i visitatori e catturandoti per interi minuti, incantato dalla perfezione esecutiva dei dettagli, la stupefacente opulenza delle superfici e lavorazioni.

Infine il racconto di Cif Amotan e del suo tesoro ripescato dopo secoli nel profondo del mare, a metà tra leggenda e fantascienza archeologica ma sempre accuratamente corredato da didascalie, prove documentali e fotografie del ritrovamento, è una messinscena che merita una certa attenzione. Scardinata ogni semantica, qualsiasi senso cronologico e ordine di appartenenza culturale, Hirts ci lascia liberi di credere o meno alla sua storia (it’s all about what you want to believe), ma riesce ciononostante a creare un immaginario ed un personaggio nel quale racchiude tutto il suo approccio all’arte, i suoi grandi temi e quel suo sbeffeggiare l’industria del collezionismo, del pubblico, della critica e dell'arte tutta. 
Ma soprattutto riesce ancora una volta, dopo l'iniziale stupore e meraviglia, ad insinuare in noi il dubbio sulla veridicità di ciò che ci sta davanti e narrare una favola che, come la città che la ospita, è fatta di decadenza e morte o di splendore e rinascita, in base a come la si vuol leggere.

Somewhere between lies and truth lies the truth








Fino al 3 dicembre, ore 10-19

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